flux of faiblesse

giurochedadomani. diciamoche, il provarci non basta. davvero. vi chiedo scusa se non so parlare e soprattutto a me stessa. ma da domani vedrai forse ti guarderò negli occhi, ma non prometto. oggi è troppo presente domani è perfetto invece, non sarà ma è, ora. vedrai. mi fa male la gola ma da domani no, quante volte hai fatto questi discorsi e ci credevi forse più di ora. non riesco a disegnare niente che non sia troppo astratto per poter passare attraverso le mie mani il foglio bianco è la vertigine. ma da domani. se non fossi, forse - e invece è così, dover sempre chiedere scusa, abbassare i gomiti per non fare male, perchè non riesci, e la testa per non vedere e le orecchie tappate per non sentire. ma è questo che sei e ti chiedi come facciano gli altri che non sono così diversi, alla fine, sopravvalutarsi per illudersi di essere un forse e non un hic et nunc. che siamo tutti e nessuno. vuoi troppe cose e non ne vuoi neanche una non posso dirti nulla perchè non vorresti ascoltarla sento le punte dei vostri egoismi e non lo sapete quanto fanno male. quanto. forse la cosa in assoluto più appuntita davvero mi fa male mi fa piangere nelle stanze ma nessuno può saperlo. le sigarette erano di là. un vaso di rumori che non vuoi sentire - cadere - mentre ridi. si è rotto e frantumato ed era vuoto. saresti la mia pandora. avrei voluto. ucciderti forse. ulisse era di là e c’era freddo e una parete azzurra e ruvida fuori che non dimentichi. le canzoni in quella scatola poi, che ridi fuori piove e forse il momento più bello non era esattamente quello ma a te bastava. la stradina nell’erba c’erano i fossili che credevi preziosi tra le spighe di grano. avresti voluto. ucciderti forse. meraviglioso - talvolta. che bello era essere felice. mi chiedo scusa se non so ascoltarmi. nuda come i piedi in quei calzini bucati. nemmeno le braccia posso guardarmi e gli specchi vorrei distruggerli quella non sono io. quella che non si vuole e non si vuole bene quella che non è più. di chi puoi fidarti ora che hai capito come va. sono brava a detestarmi quando voglio posso nascondermi. emozionata al punto giusto nell’aspettare - buon inverno, tra dieci giorni il freddo negli occhi mi farà piangere come quando in pullman mi hai salvato dal cielo di berlino. e mi salvi ogni giorno ho una bussola che le tue dita hanno sfiorato povero amore mio, povero nostro amore quante cose non hai visto. povero fiore innaffiarti di lacrime quante cose ti sei perso. che tristi le battute quando non vuoi ridere quando non sai. cosa dire quando hai troppe bombe attorno pronte a scoppiare non puoi annullarti fino in fondo anzi. però - le ami. un pò, almeno. non capirai come non ho capito quella pagine ero un pò distratta sai. tigiurochedadomani. ti giuro che ce la farai. come hai fatto, fin’ora, che se vuoi puoi anche domandarmelo che non lo so - per entrambe (e tutte) le cose. ricordati che siamo soli, ricordati che ognuno viaggia con se stesso. giurami che lo ricorderai. almeno da domani non sentirti in colpa se provi dei sentimenti, anche tu. raccoglili che dietro l’angolo c’è la felicità che in fondo non vuoi, io cambio strada. per questo lascio spazio a quel domani di scelte più giuste. quante volte ci ripenserai e sarà giusto così. così com’è chiamami pure nottola di minerva quando ti va. un ultimo sguardo commosso all’arredamento e chi si è visto s’è visto.


  Jul 9th, 2012